Vendita allo scoperto: come funziona e quali rischi comporta

Vendere allo scoperto (short selling) significa vendere azioni che non si possiedono, prese in prestito, per ricomprarle più tardi. Si guadagna se il prezzo scende e si perde se sale: la logica è l'opposto dell'acquisto, ma il profilo di rischio è molto diverso.

Aggiornato al 29 ottobre 2026

La meccanica in quattro passaggi

  1. Prestito: l'investitore (o il suo broker) prende in prestito le azioni da un soggetto che le detiene, di solito un investitore istituzionale, pagando una commissione.
  2. Vendita: le azioni prese in prestito vengono vendute sul mercato al prezzo corrente; l'incasso resta a garanzia.
  3. Riacquisto (copertura): in un momento successivo si ricomprano le azioni sul mercato.
  4. Restituzione: le azioni vengono restituite al prestatore. Il risultato è la differenza tra prezzo di vendita e di riacquisto, meno i costi.

Il Regolamento europeo sulle vendite allo scoperto (Reg. UE 236/2012) vieta la vendita "nuda" (naked short selling) di azioni: al momento della vendita il venditore deve aver preso in prestito i titoli o avere un accordo che ne garantisca la disponibilità al regolamento.

Esempio numerico: profitto e perdita

Si vendono allo scoperto 1.000 azioni a 20 €, incassando 20.000 €. Il costo del prestito è del 2% annuo e la posizione resta aperta 3 mesi; commissioni di negoziazione trascurate.

Prezzo di riacquistoCosto del riacquistoCosto del prestito (3 mesi)Risultato
15 €15.000 €100 €+4.900 €
20 €20.000 €100 €−100 €
25 €25.000 €100 €−5.100 €
40 €40.000 €100 €−20.100 €

Il guadagno massimo si ha se il titolo va a zero (+20.000 € meno i costi); la perdita, invece, non ha un tetto. Questa asimmetria è la caratteristica principale dello short.

I costi da considerare

  • Commissione di prestito: per i titoli molto liquidi è bassa; per quelli difficili da prendere in prestito ("hard to borrow") può arrivare a decine di punti percentuali annui.
  • Dividendi: chi è corto durante lo stacco di un dividendo deve rimborsarne l'importo al prestatore.
  • Interessi e margini: il broker richiede un margine di garanzia; se il prezzo sale, può chiedere fondi aggiuntivi (margin call) o chiudere la posizione d'ufficio.
  • Richiamo dei titoli: il prestatore può chiedere indietro le azioni, costringendo a chiudere la posizione in un momento sfavorevole.

Short squeeze

Quando una quota elevata del flottante è venduta allo scoperto, un rialzo improvviso (per notizie positive, risultati, offerte d'acquisto) può innescare acquisti forzati da parte degli short: ricoprendosi, spingono il prezzo ancora più su. Nel gennaio 2021 il titolo statunitense GameStop è salito di molte volte in poche settimane, anche per gli acquisti coordinati di investitori retail sui social, causando forti perdite a diversi fondi corti.

Un indicatore usato per valutare il rischio di squeeze è il days to cover: numero di azioni vendute allo scoperto ÷ volume medio giornaliero. Con 10 milioni di azioni short e 1 milione di scambi al giorno servirebbero circa 10 giorni di scambi per ricoprire tutte le posizioni.

Regole europee e trasparenza in Italia

Posizione netta cortaObbligo
Dallo 0,1% del capitale emessoComunicazione riservata all'autorità competente (in Italia la Consob)
Dallo 0,5% e ogni 0,1% successivoPubblicazione, consultabile sul sito Consob

Le autorità possono inoltre introdurre divieti temporanei in situazioni di forte tensione: la Consob li ha applicati, ad esempio, nel marzo 2020 durante la fase più acuta della crisi pandemica. L'elenco delle posizioni pubblicate non va letto come un giudizio sulla società: le posizioni corte possono servire anche a coprire altre esposizioni o a operazioni di arbitraggio.

Perché esistono le vendite allo scoperto

  • Copertura (hedging): chi detiene un portafoglio di azioni può ridurne il rischio con posizioni corte su un indice o su titoli correlati.
  • Arbitraggio: ad esempio durante un'offerta di scambio, alcuni operatori comprano la società bersaglio e vendono allo scoperto l'offerente per "bloccare" lo spread.
  • Price discovery: chi ritiene un titolo sopravvalutato può esprimerlo sul mercato, contribuendo a prezzi più informativi. Alcuni fondi pubblicano anche ricerche ribassiste (activist short).
  • Liquidità: i venditori allo scoperto aumentano gli scambi e possono ridurre gli spread.

Strumenti alternativi e aspetti fiscali

Per ottenere un'esposizione ribassista esistono strumenti diversi dallo short sulle azioni: futures su indici come il FTSE MIB, opzioni put, ETF a leva inversa, CFD e certificati. Hanno caratteristiche, costi e rischi propri: gli ETF a leva, ad esempio, ricalibrano l'esposizione ogni giorno e, su periodi lunghi, possono discostarsi molto dal multiplo dell'indice.

Per un residente italiano il risultato di una vendita allo scoperto è un reddito diverso tassato al 26%, compensabile con le minusvalenze; i dettagli dipendono dallo strumento e dal regime fiscale (vedi regime amministrato e dichiarativo).

Le posizioni corte e i prodotti a leva possono generare perdite superiori al capitale iniziale o perdite rapide. La normativa MiFID II impone agli intermediari di valutare l'appropriatezza di questi strumenti per il singolo cliente.

Domande frequenti

Perché nella vendita allo scoperto le perdite sono illimitate?

Perché il prezzo di un'azione può salire senza un limite teorico. Chi ha venduto a 10 € deve ricomprare per chiudere la posizione: se il titolo sale a 20 €, 30 € o oltre, la perdita cresce di conseguenza. In un acquisto, invece, la perdita massima è il capitale investito.

Un piccolo investitore può vendere allo scoperto?

Alcuni broker offrono lo short su azioni tramite conti con marginazione e prestito titoli, con requisiti e costi specifici. Più spesso l'esposizione ribassista si ottiene con derivati come CFD, futures, opzioni o ETF short, che hanno rischi propri e, in alcuni casi, sono complessi e non adatti a tutti.

Cos'è uno short squeeze?

È un rialzo rapido del prezzo che costringe molti venditori allo scoperto a ricomprare per limitare le perdite o per richieste di margine. I loro acquisti alimentano ulteriormente il rialzo. Il caso più noto è GameStop nel gennaio 2021.

Dove si vedono le posizioni corte sui titoli italiani?

La Consob pubblica sul proprio sito le posizioni nette corte pari o superiori allo 0,5% del capitale delle società con azioni quotate in Italia, con il nome del detentore. Le posizioni a partire dallo 0,1% vengono comunicate alla Consob ma non pubblicate.

Approfondimenti

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